QUESTI GLI ESITI DELL'INNOCENTE PROMEMORIA CONSEGNATO IL 25 MAGGIO 1992 ALLA CANCELLERIA FALLIMENTARE DEL TRIBUNALE DI BARI

 

NETCRIME - Avv. Michele Iaselli

COMUNICATO ADUC - FIRENZE - E SETTEMBRE 2002

I PARAGRAFI CON RIFERIMENTO ALL'IDOLO DI PIETRO

PROMEMORIA

Prima di iniziare ad esporre fatti e circostanze che hanno segnato i momenti più significativi della mia vita di uomo, di lavoratore dipendente e di imprenditore è necessario premettere che il sottoscritto, prima del giorno 26 Maggio 1992 data in cui è stata fissata la comparizione presso il Tribunale per l’Istanza di fallimento presentata a suo carico è entrato nelle aule di giustizia soltanto per problemi di separazione legale e di divorzio che niente hanno a che vedere con l'attività imprenditoriale ma le cui conseguenze come emergerà più avanti, hanno contribuito, con l’ormai intervenuta totale sfiducia nelle Istituzioni a determinare l’inevitabile decisione di interrompere ogni attività in proprio.

L’attività imprenditoriale del sottoscritto inizia nel lontano Luglio 1974 a Putignano, con l'apertura della Concessionaria Olivetti, è questo dopo circa 14 anni di permanenza nella stessa società. A Luglio del ’77, dopo 3 anni durissimi (crisi del petrolio, interessi passivi dal 7,5 al 20%, concorrenza sleale, clientelismo ecc.) e dopo l'intervenuta separazione consensuale omologata a Marzo dello stesso anno, il sottoscritto rinuncia, primo in Italia, al Contratto di Concessione con la Olivetti che non rispetta le clausole del contratto, come bene viene evidenziato due anni più tardi dal collega Glauco Boscarolli nella lettera indirizzata all’Ing. Carlo De Benedetti <vedi allegato>.
A novembre del 1977, dopo la definizione dei rapporti con la Società Olivetti e l’arrivo di un nuovo concessionario ben più lungimirante del sottoscritto, nasce la STILE UFFICIO di Mario Broglio Montani con sede in viale della Repubblica, 30 che propone alla propria clientela, oltre alle stesse macchine Olivetti che vengono ritirate da grossisti ed importatori a condizioni migliori e più competitive, prodotti alternativi e un più qualificato servizio di assistenza tecnica.
Ciò però costituiva un buon biglietto da visita soltanto per le aziende private che si accontentavano di ricevere gli auguri di Natale e Buon Anno, ma non per i politici che di fatto amministravano Comuni, Ospedali e Istituzioni varie che agli auguri, all'agenda e al calendario chiedevano di aggiungere un "tangente" segno di riconoscenza. Ma la Olivetti Lettera 32, la calcolatrice elettronica, il servizio da scrivania, contrapposti alla grande generosità del sopravvenuto mio concorrente, hanno fatto si che la mia azienda venisse silenziosamente estromessa da quegli Enti che bene o male contribuivano al raggiungimento del fatidico punto di pareggio.
Ad evitare il peggio arriva finalmente la Legge sui registratori di cassa e, poiché nessun politico può frapporsi tra il sottoscritto ed il commerciante, l'azienda finalmente decolla anche se è costretta a rinunciare a una discreta fetta di commercianti, soprattutto di Castellana Grotte, non avendo accettato l'immorale proposta del loro consulente che pretendeva dal sottoscritto il 10% del costo del registratore e, vita natural durante, il 10% sugli accessori e l'assistenza tecnica.
Il desiderio, la voglia di progredire nonostante tutto, spinge il sottoscritto a chiedere ulteriori affidamenti bancari per migliorare la propria organizzazione e allargare, nel contempo, la propria zona di azione. Aumenta la grinta e la determinazione è tale che nel 1982, dopo essere venuto a conoscenza del mancato invito ad una licitazione di una Unità Sanitaria Locale della Provincia di Bari, il sottoscritto si presenta dal Presidente della stessa per chiedere spiegazioni ma riceve la risposta che le decisioni sono state prese dai Comitato di Gestione. Dopo aver informato il Presidente che delle tre ditte invitate una sola era regolare (ndr - quella del Concessionario Escluivista di Gioia del Colle, competente anche per il Comune di Acquaviva delle Fonti) e che tutte e tre  risultavano socie in altra azienda informatica di Bari)  minacciai lo stesso che, in caso di aggiudicazione, sarei ricorso al Comitato Regionale di Controllo.
Alle 17,30 dello stesso giorno un certo Senatore socialdemocratico, telefona al sottoscritto invitandolo nel proprio studio di Acquaviva delle Fonti per il giorno successivo alle ore 11,30. Arrivato puntualmente nel suo studio ho la sorpresa di trovare, oltre al suddetto Senatore, il democristiano Presidente della USL ed un certo consigliere socialista.
Il suddetto senatore, dopo aver esordito, indicando il Presidente, "… ho saputo che ieri è andato da Lui a lamentarsi …. " si accertava che nella mia valigetta non ci fosse alcun registratore dopodiché continuava affermando che avremmo dovuto fare un discorso molto costruttivo e chiedeva di conoscere che cosa io fossi disposto a fare. Rispondevo subito che compatibilmente con il mio onesto ricarico del 20-25%, che copriva le spese di gestione e gli oneri di garanzia, lasciandomi un modestissimo utile, alla fine dell'anno, in funzione del volume d’affari conseguito avrei potuto ricompensare con la portatile, la calcolatrice ecc. Aggiunsi, inoltre, che a me interessava che gli amministratori non potessero mai essere accusati di aver acquistato a prezzi maggiori di quelli di mercato ma la risposta fu che questi problemi non mi riguardavano. Tornai nuovamente a ribadire il mio pensiero ma, non senza un certo nervosismo, mi fu detto che io ero di una ingenuità incredibile e che avrei dovuto fare i miei calcoli. Capii subito che non si chiedevano omaggi o "contributi volontari" ma vile denaro e cercai ancora una volta di tornare sulle mie argomentazioni mentre pensavo se il 3 o 4% poteva soddisfare la richiesta. Il mio divagare pero, di li a poco, scateno l'ira del Senatore che, alzandosi e battendo il pugno sulla scrivania, grido: "Basta…! Lei è disposto a dare il 20%?
Il primo impulso fu quello di gettargli in faccia la valigetta che avevo sulle ginocchia ma subito dopo, pensando agli impegni della mia azienda, agli stipendi e contributi da pagare, all'IVA, alle tasse, agli impegni bancari ecc., chiesi le modalità dell'operazione. Rispose che se ero d'accordo avrei ricevuto l'invito alla licitazione e che, a fornitura effettuata, sarebbe stato emesso immediato mandato di pagamento il cui 20%, per contanti, avrei dovuto versare nelle mani del consigliere socialista.
Alla mia risposta "va bene", dopo aver detto "noi non ci conosciamo, lei i rapporti li tiene con il consigliere" mi accompagnò all'ascensore chiedendo se avessi mai fornito l'Amministrazione Provinciale. Risposi che ero iscritto all'Albo dei Fornitori ma di non aver mai partecipato ad alcuna gara. Mi invitò allora a recarmi l'indomani da un certo dottore presso l'Amministrazione Provinciale di Bari dicendo che avrebbe preannunciato la mia visita e aggiunse che mi avrebbe fatto pervenire una richiesta dalla Sede Centrale del Servizio contributi Agricoli Unificati di Roma per una grossa fornitura alle diverse sedi periferiche.
La conclusione di questa vicenda è che, ricevuto l'invito della USL, ho fatto la mia offerta praticando addirittura lo sconto del 3% sul Listino al Pubblico. Chiesi consigli, anche legali, ma le conclusioni furono che se volevo far sopravvivere la mia azienda avrei dovuto subire in silenzio ed adeguarmi alla situazione tanto più che, in assenza di prove documentate, avrei rischiato una denuncia per calunnia. Inutile dire che la fornitura mi fu aggiudicata e che il pagamento della fattura, come promesso, venne effettuato dopo appena 4/5 giorni dalla consegna. Tentai, molto ingenuamente, di pagare con un mio assegno bancario ma mi fu ricordato che l’impegno preso con il Senatore era "solo per contanti" e che se ero un galantuomo dovevo tener fede alla parola data.
L'invito da Roma, successivamente pervenuto dal Servizio Contributi Agricoli Unificati e, se ben ricordo, firmato dallo stesso Senatore, non fu da me riscontrato e le ire dello stesso, in mia assenza, si abbatterono sulla mia segretaria che, chiamata da Roma, si sentiva gridare che il suo titolare era un poco di buono, inaffidabile e molto poco corretto!
E veniamo al 1987. Sta per finire il Boom dei registratori di cassa e si prevedono tempi duri per gli anni a venire. Il settore informatico è appetibile ma richiede grossi investimenti in tecnologie ma soprattutto in uomini. La crisi, infatti, è solo occupazionale ed è dovuta alla mancanza di personale qualificato. Sarebbe necessario un maggiore impegno delle Università e delle varie Scuole di specializzazione soprattutto in un momento in cui l'evoluzione tecnologica è talmente spinta da rendere subito obsoleta ogni nuova generazione di macchine.
Erano già stati attivati i contratti di Formazione e lavoro e la nostra azienda se ne era servita per la preparazione dei tecnici. Perché non approfittare anche per il settore Informatico dal momento che le aziende mandanti programmano corsi a ripetizione, anche se quasi sempre a pagamento, sostenendo che la sopravvivenza e lo sviluppo delle nostre aziende si potrà avere soltanto con la professionalizzazione? Ne ero tanto convinto che non ho indugiato e, dopo l'approvazione del progetto da parte dell'ufficio Regionale del Lavoro di Bari, ho dato il via agli investimenti firmando un nuovo accordo con la Olivetti, procedendo subito dopo alla selezione ed assunzione di nuovo personale.
Il risultato? Quello finale è all'attenzione del Dr. MANNA, Giudice Delegato del Tribunale di Bari per il ricorso di fallimento presentato da una Banca. Quello iniziale, invece, è nelle mani di un magistrato della Pretura Circondariale di Bari - Sezione del lavoro - fin dal l8 ottobre 1988. Avendo ormai perso ogni fiducia nelle nostre Istituzioni non mi faccio illusioni sull'esito che potrà avere questa mia sacrosanta, giusta rivendicazione, ma non posso esimermi nel contempo, dal fare alcune ritengo giuste
CONSIDERAZIONI
E' giusto, per il magistrato, che le piccole aziende effettuino sulla propria pelle investimenti notevoli, anche e soprattutto nella preparazione e formazione del personale se poi a quest’ultimi è consentito, impunemente, di diventare appannaggio delle grosse aziende prima che siano scaduti i 24 mesi previsti dal Contratto di Formazione? E se l'azienda, che ha programmato 10-12 mesi nella formazione ed i restanti per iniziare il recupero degli investimenti (che certamente non si esauriscono nel periodo di validità del contratto) si ritrova il laureato assunto 11 mesi prima, che rassegna le dimissioni senza preavviso per essere assunto in altra azienda di informatica e ignora che altre 3 persone sono in attesa di veder trasferite le cognizioni acquisite, cosa tare? Qualcuno potrà dire e pensare che forse si è stati poco previdenti: a costoro diciamo di leggere attentamente l'articolo che tale Vito Cimarrusti ha scritto sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 22 Febbraio 1990.
Sappia il magistrato che le grosse aziende del settore informatico (IBM - OLIVETTI - DIGITAL ecc.) convocano e assumono, senza preventive domande di assunzione, i laureati con 110 e lode segnalati dalle Università. Le moltissime domande di assunzione che pervengono alle suddette aziende non vengono cestinate ma accantonate e rispolverate, se occorre, non prima di 12 mesi. Solo allora procederanno alla convocazione dei candidati per porre a quest'ultimi un'importante domanda:
"Dopo la laurea che lei dichiara di aver conseguito lo scorso anno, che esperienze di lavoro e quali corsi di formazione Lei ha frequentato?
E' da questa risposta, dalle esperienze e formazione che il laureato dimostrerà di aver acquisito, non importa a spese di chi, che dipenderà la sua assunzione.
DANNI CONSEGUENTI
I danni causati dall'improvviso, imprevedibile inadempimento del dipendente sono gravissimi e non possono essere circoscritti al solo fatto economico-finanziario perché, come si vedrà in appresso, hanno investito ogni sfera della vita del sottoscritto.
Prima immediata conseguenza, storno dell’unico primo ordine del valore di circa 50 milioni, acquisito 10 giorni prima delle dimissioni, con restituzione dell'anticipo e richiamo delle ricevute bancarie, congelamento delle trattative avviate, sospensione di ogni attività promozionale e, dopo un mese di disperata, inutile ricerca per trovare un sostituto che avesse maturato almeno una analoga esperienza nel settore di mio interesse, abbandono e rinuncia al nuovo contratto stipulato con la Soc. Olivetti.
L'inevitabile contrazione dell'attività commerciale obbligava successivamente il sottoscritto a ricorrere al credito, non solo bancario, con un forte incremento degli oneri finanziari tanto da dover richiedere, ad un amico fornitore, una possibile fidejussione bancaria che veniva prontamente rilasciata senza la richiesta di garanzia alcuna a soprattutto in maniera del tutto disinteressata e ciò grazie alla serietà, operosità, alla correttezza e alla stima dal sottoscritto ovunque goduta ma non certamente apprezzata da chi, come la maggior parta dei nostri politici, ha della morale una del tutto particolare concezione.
Ma le Banche, come è noto, sono disposte a fornire gli ombrelli ed aprirli quando c'è il so1e ed era inevitabile che, con la forte contrazione del fatturato si iniziasse un opera di "strangolamento" che ha visto azzerare il più consistente degli affidamenti, in poco più di un anno, di oltre 120 milioni.
L'impunità che certamente verrà concessa all'inadempiente, il riconoscimento allo stesso da parte del Magistrato Dr. DE PEPPO del trattamento di fine rapporto e degli emolumenti per un ammontare di lire 2.680.000 garantiti da un Libretto di Deposito di 3.000.000 contrapposti ad una citazione per danni quantificata nel primo momento in lire 148 milioni, ha convinto tre altri dipendenti a rassegnare le dimissioni per mettersi in proprio e ciò subito dopo che l’azienda, nell'intento di professionalizzare l'organico preesistente, aveva avviato a 3 corsi di formazione tenutasi a Roma nei mesi di Settembre-Ottobre e Novembre, due dei tre dimissionari, corsi che sono costati alla mia azienda oltre 3 milioni di lire. Qualcuno potrà dirmi che avrei potuto avviare una azione giudiziaria per concorrenza sleale, atteso che mentre gli stessi percepivano un regolare stipendio, si costituiva una società che aveva gli stessi scopi sociali e si poneva in essere ogni azione tesa al raggiungimento del loro obbiettivo che era quello di appropriarsi della mia azienda. Una sola cosa è certa, se avessi intrapreso questa azione giudiziaria, i miei debiti sarebbero certo aumentati perché nessun avvocato, sia pure amico, e disposto ad affrontare controversie di questo tipo con il pagamento della parcella a vittoria ottenuta.
Ai danni già quantificati nella citazione all'esame della Pretura del Lavoro di Bari vanno poi aggiunti quasi 37 milioni più contributi e trattamento di fine rapporto, corrisposti al personale assunto con lo stesso Progetto di Formazione e Lavoro e che, pur invitato a dare le dimissioni, ha ritenuto di sfruttare la grossa opportunità offertagli dai Contratti stessi.
A questo punto non si può non chiedere quale sarebbe stata la decisione del Magistrato nel caso l'azienda avesse proceduto al loro licenziamento. Era ipotizzabile il riconoscimento all'azienda dello stato di necessità? E, ammesso e non concesso che questa strada fosse percorribile, quanto tempo il sottoscritto avrebbe atteso per avere giustizia se una causa intentata contro un cliente residente a Cariati Marina fin dal lontano 1979, dico 1979, dopo ben 13 anni deve ancora andare a sentenza?
La risposta del Magistrato, e inutile nasconderlo, sarebbe stata la condanna dell'azienda a pagare ai dipendenti tante mensilità e accessori tino alla prevista scadenza del contratto di Formazione.
La Legge, è amaro constatarlo, non e uguale per tutti!
Il sottoscritto è colpevole di non aver saputo amministrare oculatamente l'azienda? Certo, tanti errori sono stati commessi ma questi riguardano principalmente la scelta dei collaboratori e la eccessiva fiducia che, ad alcuni di loro, anche per cause di forza maggiore, era stata riposta. Non va dimenticato, infatti, che la situazione determinata da quel grave inadempimento ha fatto si che la maggior parte della giornata venisse dal sottoscritto impiegata non già per la necessaria attività produttiva, ma soprattutto per correre dietro alle tante scadenze e a quel copri-scopri tanto dannoso anche per la salute.
Una cosa è certa! Nonostante le tante difficoltà incontrate nel corso della non breve attività imprenditoriale l'azienda, nata fin dal lontano 1974, mai aveva chiuso i propri bilanci in perdita e soltanto nel 1989, per la prima volta, ha riscontrato un passivo di oltre 93.000.000 di cui soltanto 16.000.000 dovute a perdite per l'intervenuto fallimento del Maglificio S. Caterina di Acquaviva.
Parliamo ora di fatti più recenti. E' il mese di Aprile 1991 quando ai tanti problemi aziendali si aggiungono circostanze diverse che portano il sottoscritto a una fase di gravissima depressione psichica e fisica.
Un sabato di metà Aprile, rientrando nella propria abitazione all'ora di pranzo, il sottoscritto trova l'anziana mamma di 81 anni stesa sul pavimento vicino alla cucina con il gas ancora acceso ed una pentola che stava bruciando. Il medico prontamente intervenuto suggerisce, dopo le prime cure, di metterla a letto e di ricoverarla qualora fossero intervenuti altri malesseri. Il ricovero si rese successivamente necessario in quanto mia madre, non appena tentava di sollevarsi, accusava forti giramenti di testa. A ciò che davvero aggravava la già difficile situazione del sottoscritto che era costretto a dividersi tra casa, ufficio e ospedale si aggiunse che un giorno, uscito dall'ospedale per recarsi al Banco di Napoli per effettuare un pagamento all'ora di chiusura, si trovò coinvolto in una rapina. Con un "arnese" alla gola, infatti, fu invitato e minacciato e dovette assistere, impotente, a tutte le fasi della rapina.
Verso la metà del Mese di Maggio mia madre fu sottoposta all'esame della TAC e si sperava che, come per gli altri accertamenti effettuati, nulla emergesse di grave e che pertanto potesse essere dimessa. Non fu così e il giorno delle auspicate dimissioni dall’ospedale fui chiamato dal primario che mi significò la gravità del caso: "episodi di ischemia cerebrale e sospetta neoplasia al mediastinico" con necessità di ricovero alla Mater Dei di Bari. Lo sconforto fu tale che il giorno successivo, dopo aver acquistato un tubo di plastica e del nastro adesivo, girovagai per la campagna alla ricerca di un posto tranquillo perché potessi mettere in atto quello che ormai, nella mia testa, era l'unica soluzione per mettere fine alle tante ingiustizie della vita. Avevo fretta e, non avendo trovato alcun posto che ritenevo tranquillo, pensai che la cosa migliore fosse quella del mio laboratorio nell'intervallo pomeridiano.
Fu così che alle 13,45 sistemai la mia autovettura nel seminterrato, chiusi il cancello e con calma sigillai ogni chiusura dopo aver collegato il tubo collegato allo scarico all'interno della vettura. Scrissi un biglietto di addio e ringraziamento alle persone che mi avevano voluto bene e, messo in moto il motore, mi adagiai sul sedile pregando il Signore di perdonami, di vigilare sulla vita di mia figlia e di aiutare, soprattutto, Michele LUCENTE unico vero amico e collega i cui tanti consigli io mai avevo ascoltato, ed il cui disinteressato favore si trasformava, con la mia fine, in un gravissimo danno economico atteso che alle fidejussioni prestate si aggiungevano forniture per circa 100 milioni.
I piani del Signore sulla mia vita non erano evidentemente questi. Quando ormai ero quasi agonizzante, un mio dipendente arrivò improvvisamente con mezz'ora di anticipo e, salvandomi dalla morte, mi richiamò alla tanto triste realtà. Cosa fare? E' necessario ch'io mi rechi subito dall'amico Lucente per metterlo al corrente della situazione. Non mi è possibile perché i miei collaboratori fanno sparire le chiavi della macchina. Chiedo di essere accompagnato ma si risponde che, se Lucente viene a conoscere la situazione, l'indomani manda un furgone e farà "piazza pulita" di tutti i prodotti. La cosa migliore è pertanto quella di fallire, consentire ai miei dipendenti di proseguire loro l'attività, intascare una trentina di milioni e sparire per 5/6 mesi per poi tornare come responsabile commerciale. Non ci sarebbero problemi per il prosieguo ed anzi si può già prospettare un concreto sviluppo dell'attività: un tecnico è cugino del sindaco, l'altro è amico dell’assessore, il mio ragioniere conosce tutti i possessori dei tanti registratori installati dall’Olivetti nel 1984-1985 e che pertanto devono essere sostituiti. Basta quindi andare dal notaio e costituire subito la società. E' però necessario che io comunichi alla RCH (azienda mandante per i Registratori di Cassa) la mia disponibilità all'operazione.
L'opportunità è offerta da una riunione a Treviso e pertanto, con alcuni collaboratori interessati, mi reco colà per affrontare il problema. In linea di massima sono d'accordo e si fa intravedere anche un possibile mio inserimento nella loro struttura. Chiamo Putignano e la segretaria mi informa che il signor Lucente ha chiamato lasciando il numero del suo cellulare perché ha bisogno di parlarmi. Pur nell'angoscia desidero chiamare ma vengo dissuaso perché la cosa migliore è rimandare ogni colloquio a dopo l’avvenuta formalizzazione di ogni cosa.
Rientrato nella mia casa di Putignano trascorro la notte insonne tra i lamenti di mia madre e l'angoscia che mi tormenta; ormai a nulla più servono le camomille, il Tavor, il Lexotan ecc. Ci vuole molto coraggio e appena in ufficio, appreso di una ennesima telefonata dell'amico Lucente che ancora mi cerca, decido che non mi è più possibile rimandare. Nel primo pomeriggio, dopo aver fissato appuntamento all’amico avv. Giovanni Marangelli (si allega copia a Lui scritta in data 18 Dicembre 1990) parto da Putignano per raggiungere il Suo studio di Conversano e di li successivamente raggiungere l'amico Lucente al Baricentro di Casamassima. Esposta la situazione e chiesti alcuni consigli mi avvio finalmente alla volta del ILBARICENTRO con la morte nel cuore, conscio dei danni e conseguenze, non certo volute ma allo stato dei fatti procurate, e quindi pronto per essere implacabilmente "bastonato".
Non potrò e non dimenticherò mai questo momento: dopo avermi giustamente rimproverato per non averlo chiamato, vedendomi dimagrito e disfatto, l'amico mi chiese che cosa fosse accaduto. Dissi subito, ignorando che lui mi aveva più volte cercato, che dovevo parlargli di cose molto gravi che lo avrebbero coinvolto in prima persona. Accennai al mio tentativo di suicidio concludendo che allo stato delle cose il fallimento dell'azienda era inevitabile. Mi aspettavo grida ed insulti ma, pur con i suoi tanti problemi, cercò di calmare la mia forte angoscia e si preoccupò subito di telefonare ad una psicologa sua conoscente per fissare un appuntamento. Avvertì poi la moglie Luisa che la sera sarei stato a cena con loro.
Questo comportamento, il cercare di sdrammatizzare una situazione per me tanto grave da convincermi alla morte, mi ha fatto conoscere i veri valori dell'amicizia, quella vera e disinteressata, ridandomi fiducia e determinazione. Al commiato poche parole: solo alla morte non c’è rimedio, domani mattina alle 9,30 verrò a Putignano per parlare con i tuoi dipendenti. L'esito di questo incontro, potranno raccontarlo l'amico stesso e le persone che lo hanno quel giorno accompagnato. Gli avvenimenti successivi, i frutti dell'impegno profuso dall'amico affinché potessi onorevolmente uscire dalla situazione, i veti e le difficoltà frapposte dai dipendenti, le dimissioni senza preavviso del ragioniere che ha fatto sparire le prime note di contabilità appena fiutato odore di controlli e questo nonostante una dichiarazione dallo stesso preparata e portata per la firma presso la mia abitazione, subito dopo il tentativo di suicidio, le lascio alla testimonianza dello stesso amico Lucente, del suo avvocato, e delle altre persone che sono state testimoni degli avvenimenti.
Poiché nella premessa ho parlato di separazione legale e di divorzio come concausa della presente situazione, non volendo io trasformare questo promemoria in un libro di vita vissuta, mi limito ad allegare copia della lettera inviata alla mia ex moglie in data 17 Ottobre 1991, lettera che sintetizza gli aspetti più importanti e significativi della vicenda.
CONCLUSIONI
Il fallimento della mia azienda è proprio inevitabile? E a chi giova? Di certo ai tanti colleghi che, a differenza del sottoscritto, hanno ritenuto di seguire la via del profitto senza farsi scrupoli per i danni così procurati alla collettività. Fin dall'inizio della mia attività imprenditoriale peraltro, si sono mossi con la più ferma determinazione per raggiungere il loro obiettivo che era quello di vedermi "fallito". Ho sempre aborrito la concorrenza sleale, quella che tende all'eliminazione dal mercato del concorrente. Queste saranno quasi certamente la loro prossime mosse se e vero, come e vero, che i primi segnali di disapprovazione per le iniziative da me intraprese nell'ambito dalla CENTRUFFICIO, sono già arrivate da più parti.
Esperienza, professionalità, impegno, correttezza personale e soprattutto commerciale, sono state sempre le cose cui ho maggiormente tenuto. Non ho potuto evitare, mio malgrado, che il mio nome finisse sul bollettino dei protesti e Iddio sa, se esiste, quale sofferenza io abbia patito. Ho venduto i locali che tanti sacrifici mi erano costati, ho coperto buona parte delle passività senza distrarre una lira per i miei bisogni personali. Mi sono buttato con tanto entusiasmo nel settore della scuola (investendo una piccolissima parte del ricavato) perché ero convinto che malcostume e corruzione fossero almeno al di fuori di questa Istituzione. La realtà è ben diversa ed emerge, molto chiaramente, dai molti fax che a partire dal mese di Novembre ’91 sono stato costretto ad inviare alla mia associazione.
Può e deve fallire un operatore che nel mese di dicembre si sente dire: La sua azienda e stata affidata! Riceverà il telefono cellulare ordinato che potrà pagare con rimessa diretta. Potrà comunque ricevere tutti i nostri prodotti con pagamento a 60/90/120 gg. data fattura. Poteva o no il Sig. Broglio fare un bell'ordine e, ricevuta la marce, sparire dalla circolazione come altri hanno fatto a suo danno? No, il signor Broglio, pur necessitando di un telefono cellulare non solo per motivi professionali ma anche per i problemi dovuti alla madre (sempre sola in casa con il figlio non si sa dov'è), all'arrivo dell'apparecchio chiama il fornitore e lo prega di prenderlo indietro.
Può il sottoscritto impegnarsi per evitare il fallimento? La sola volontà non basta. Se ciò sarà possibile il merito andrà ascritto soprattutto al Magistrato di Milano Dr. Di Pietro che, impegnandosi seriamente nella campagna di moralizzazione, sta scuotendo la coscienza dei cittadini. Tutto quanto sta emergendo in questo momento, ha già contribuito a ridurre le perplessità che l'amico Michele Lucente ha sempre avuto (per analoghe esperienze alle mie che lo convinsero ad abbandonare ogni attività diretta alla Pubblica Amministrazione e indirizzare la sua attività al solo ingrosso) nei confronti dei servizi all'utenza finale, consentendomi di portare avanti, nell'ambito della sua struttura, un ulteriore tentativo in questa direzione. Tutto quanto è stato già da me promosso (mailing, richieste di inserimento nell'Albo Fornitori, comunicazione fax, offerte promozionali ecc.) potrà avere il giusto ritorno solo a condizione che i politici siano messi finalmente in condizione di non poter più interferire nella gestione del pubblico denaro.
Non sarà certamente cosa facile. Sono ancora all'inizio e come già sopra detto arrivano all'amico Lucente lamentele da ogni parte. Per fortuna che è in arrivo la nuova Legge che prevede l'obbligatorietà del Misuratore Fiscale per gli ambulanti e questi, già scarsamente sensibili ai problemi del fisco e molto oculati nei loro acquisti, difficilmente saranno preda di compromessi.
Ho avuto "carta bianca" anche per muovermi in questo mercato che si preannuncia agguerrito ma che, grazie all'esperienza passata, può essere ricco di soddisfazioni.
Cosa fare, perseverare o arrendersi? Se fallisco darò una carta in più ai tanti colleghi che a differenza del sottoscritto si sono bene amalgamati nel sistema. Io non ho nessuna grossa ambizione, vorrei soltanto poter fare il mio lavoro, con la onestà e correttezza che mi ha sempre contraddistinto, senza essere additato come un fallito. Raccogliere il frutto del mio onesto lavoro tenendo per me e mia madre il minimo indispensabile e pagare con il resto i restanti miei debiti.
E se la Giustizia ritenesse che qualcuno dei responsabili della situazione che si è determinata debba risponderne (basterebbe indagare) io sono a loro disposizione. Gli avvertimenti, le minacce già ricevute non mi spaventano ed anzi, forse con una eccessiva dose di incoscienza, mi spronano ad andare avanti. Non mi sento un eroe ma solo un modestissimo essere venuto alla luce in un mondo che non è suo.
Putignano, 25 Maggio 1992
f.to Mario Broglio Montani

IL RAPPORTO DI P.G. AL PUBBLICO MINISTERO

STRALCIO E ISCRIZIONE A MOD. 21 DI ALTRI 8 PROCEDIMENTI

DIRETTA RADIOUNO 13 OTTOBRE 1993

EPISODIO INVENTATO E PROBLEMI NEUROLOGICI  26-27 OTT. 1993

L'INNOCENTE VITTIMA DI MACCHINAZIONI

SENTENZA 21 DICEMBRE 1994

 

NETCRIME - Avv. Michele Iaselli

I PARAGRAFI CON RIFERIMENTO ALL'IDOLO DI PIETRO